Individuazione del Modello di Scrambler

L’idea era quella di affiancare al mio Scrambler 450 del 1970 un’altro Scrambler, più fruibile e meno impegnativo nella guida e soprattutto nell’operazione di messa in moto che per le cilindrate più grosse non è proprio un’operazione da sottovalutare, insomma è una procedura che và capita prima di essere effettuata altrimenti lo Scrambler, con il suo modo di fare un pò sgorbutico, farà in modo da segnare quel momento nella nostra mente, ed anche nel fisico, in maniera indelebile.

Uno Scrambler 250 poteva quindi essere la soluzione giusta soprattutto in previsione di qualche bel giro con la mia compagna, ognuno sulla sua moto. Mi metto alla ricerca di uno Scrambler 250, preferisco un prima serie, la vedo più autentica. Cerco una moto da rimettere totalmente a nuovo, la voglio come uscita da Borgo Panigale o anche meglio, il mio bel conservato del ’70 è già in garage quindi ora voglio qualcosa su cui mettere le mani e vederla rinascere giorno dopo giorno. In rete si trovano moto in ogni condizione, piene di ruggine con componenti mancanti a prezzi troppo alti considerando i lavori da sostenere per il ripristino e altre moto vissute con prezzi in linea con il mercato, io cerco una moto il più completa possibile, poco pasticciata non troppo lontana e ad un prezzo che mi lasciasse un pò di margine prima di arrivare al suo valore di mercato, anche se si sà, quando si restaura completamente una moto si và sempre oltre il suo prezzo di mercato, vabbè che tanto dopo tanto lavoro non verrà certo rivenduta. Mi imbatto in qualche fregatura, moto che non esistevano e fantomatici venditori, altra moto ritargata negli anni 90 e altre moto non proprio in ordine a livello di documentazione, ho investito in qualche visura tramite il sito dell’Aci che mi ha evitato grattacapi. Finalmente trovo uno Scrambler un pò pasticciato, serbatoio sverniciato lasciando l’acciaio a vista, sella rivestita in pelle scamosciata, uno scarico inguardabile e strumentazione sostituita con contagiri e contakm di un’auto epoca, maledetta voglia di cafè racer improvvisate…poco male mi dico, i componenti originali ci sono quasi tutti e non c’è nessuna modifica irreversbile, il prezzo richiesto è in linea con le condizioni del mezzo, c’è da verificare la documentazione.

Iniziano i miei controlli di routine per accertarmi che la moto ma soprattutto il suo proprietario, non mi nasconda nulla, dopo qualche controllo tramite il numero di targa che il proprietario mi aveva fornito decido che quella poteva essere una buona scelta è un prima serie come volevo. Siamo ad Aprile 2020 in pieno lockdown dovuto al Covid-19 e non posso andare a prendere la moto immediatamente, mi toccherà bloccare la moto con una caparra e aspettare che a Giugno ci sia un minimo di riapertura per poter uscire fuori Regione, la moto si trova in Toscana, partenza all’alba e si và a prendere il nuovo acquisto, la trovo in compagnia di una Jeep Willys in un garage con una vista spettacolare su Montecatini Terme, un minimo di trattativa e si carica la moto destinazione agenzia di pratiche auto per formalizzare la vendita, con delle fotocopie del libretto completo della moto finalmente in mano e grazie ad un amico molto esperto del modello di moto in questione durante il viaggio di ritorno ci rendiamo conto che si tratta di uno dei primissimi modelli prodotti, d’altra parte è del 1968 e stando alle informazioni trovate in rete e su libri specializzati, in quell’anno ne vennero prodotte solo 997 di Scrambler 250 ed erano tutte destinate oltre oceano, importate negli Stati Uniti dalla Berliner Motor Corporation, vuoi vedere che mi sono beccato un mod. America senza neanche rendermene conto? senza darci troppo peso ho tralasciato questo piccolo dettaglio, tanto ero già felicissimo dell’acquisto, non servivano altre buone notizie per accentuare il sorriso che già avevo stampato in viso, erano mesi che cercavo la moto, per me la ricerca è finalmente conclusa.

Nei giorni immediatamente successivi iniziano a presentarsi i primi dubbi, ho un’altro Scrambler in garage e il confronto su alcuni dettagli salta immediatamente all’occhio, oltre a particolari che avevo già notato nelle foto inviatemi come i parafanghi con profilo a 90° e non tondi come gli altri Scrambler noto che il percorso dei cavi che escono dallo statore è diverso come è diverso il serbatorio rispetto al mio 450 del 1970 preso come riferimento, inizia così una ricerca sfrenata di foto del modello America e pubblicazioni che ne parlino in maniera più approfondita mettendo in risalto i dettagli che la contraddistinguono, ma anche interpellando persone molto autorevoli ed esperte in moto storiche di Borgo Panigale, vengo rassicurato confermando i dubbi che avevo, si tratta di un Mod. America, uno dei pochi rimasti in Italia probabilmente per accontentare qualche compratore italiano che stava aspettando un pò troppo la sua moto, motivo per il quale ne furono distribuite alcune anche in casa nostra, purtroppo è impossibile sapere il numero di esemplari rimasti in Italia con certezza, ma considerando le informazioni di altri restauri reperite in rete non credo siano molte.

Ottimo mi dico, conoscevo poco il mod. America fino a quel momento, vorrà dire che ci saranno tante ricerche da fare per essere sicuro di ripristinare la moto nel modo giusto senza commettere errori che potrebbero pregiudicare il valore storico e poi farla rinascere così com’era è sicuramente una grande soddisfazione personale. Insomma quello che doveva essere un restauro abbastanza semplice si stava leggermente complicando.

Osservando bene la moto noto altri particolari distintivi, la piastra di sterzo superiore non presenta i fori per sorreggere la strumentazione poiche questa è composta solo dal conta mph che è ospitato direttamente nel faro e non nel portacruscotto ( si miglia, ho scritto bene anche se molte moto avevano lo strumento in kmh ) sulla mia moto avevano fatto delle modifiche con dei supporti in alluminio orribili per sorreggere due strumenti di una qualche auto inglese anni ’80, la piastra inferiore è anche lei diversa, il tampone di fine corsa stringe anche lo stello nella piastra mentre nei modelli successivi c’è una vite che svolge solo quella funzione, le pedane passeggero hanno l’inserto in metallo zincato che tiene la gomma in posizione mentre i successivi modelli avranno la pedana totalmente in gomma, il modello di carburatore negli Scrambler del 1968 è un Dellorto SS1 27D e SS1 29D per il 350, nel caso siate in procinto di aquistare il mod. America assicuratevi che sia presente il giusto carburatore, un SS1 in buono stato vale cifre folli e non sempre si trovano i ricambi per revisionarlo.

Altre differenze, il percorso dei cavi che escono dallo statore è esterno e sono obbligati a passare in una sorta di “forchetta” che ne vincola il movimento mentre risalgono verso il regolatore a vista e non nascosti dal telaio, il perno motore lungo superiore ( quello sotto il clacson per intenderci ) è più sottile di quello inferiore, è più sottile perchè proprio il foro sulla piastra è di dimensioni diverse, i parafanghi hanno il profilo a 90° e non tondi, sono anche verniciati con colori diversi rispetto al serbatoio, potevano essere grigi ( grigio perla met. cod. Duc A18) oppure bianchi ( cod. Duc A8 ) , fortunatamente ho anche le foto fatte all’epoca alla mia moto a confermarmi il colore dei parafanghi, mentre i sostegni del faro sono sempre grigio perla metalizzato per il 1968 e il telaio sempre nero brillante ( Duc A10 ). Il serbatorio è di un bellissimo color Amaranto metalizzato ( cod. Duc A30 ), ovviamente il colore del mio serbatoio è venuto fuori pulendo e controllando con attenzione, infatti in un angolino nella parta bassa è nascosto un pezzo di vernicie Amaranto sopravvissuta alle tante mani di colore date negli anni cercando di svecchiare la moto seguendo la moda del momento. Il serbatoio ha il tappo leggermente più alto rispetto agli altri e gli attacchi anteriori che servono a vincolarlo al telaio sono asolati e non semplici fori .

Bene a quanto pare non ci sono dubbi sul modello di moto portata a casa, ora sarà importante ripercorrere al contrario la sua storia per farla tornare nelle condizioni in cui era in principio eliminando definitivamente le voglie e i capricci a cui la povera motina non ha potuto dire di no pur di far felice il centauro che portava a spasso in quel momento, sacrifici per più di 50 anni, è arrivato il momento che qualcuno si prenda realmente cura di lei, mi sembra il minimo.

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