Iniziamo a smontare

La prima cosa da fare è crearsi lo spazio, scaffalatura, banchi e altri posti sicuri dove stipare contenitori e pezzi grossi senza ammassarli, anzi proteggendoli da colpi e altri eventuali danni da contatto con altri pezzi, la moto smontata occupa più spazio di quanto ne immaginiate, quindi si inizia a smontare e riporre con cura ogni componente della moto, per essere sicuro di come era montata ogni cosa io l’ho prima fotografata creandomi una sorta di album per ogni pezzo da conservare sul mio nas, poichè sono sicuro che passerà un bel pò di tempo prima di rimontarlo e di sicuro le foto torneranno utili per rinfrescare la memoria e non fare errori.

Smontare l’intera moto senza perdere neanche un pezzo per molti può sembrare un’operazione semplice per altri invece è quasi una scienza esatta…bene non sò quale sia il giusto approccio al problema, io mi sono limitato a comprare le classiche “valigette portaminuteria” e contenitori di plastica di varie dimensioni possibilmente con un bel tappo che preservi nel giusto modo il contenuto, segno ogni cosa con un pennarello o con del nastro carta. Intanto che smonto prendo anche appunti su eventuali danni rilevati o promemoria vari, ad esempio se cambiare un dado mi appunto le misure, idem per le rondelle o più semplicemente pezzi mancanti, così con calma ho una lista di cose da cercare e comprare senza arrivare al momento del montaggio con i ricambi mancanti.

Un piccolo esempio di come io ho conservato e catalogato i pezzi più piccoli,
di valigette ne avevo accumulate tre di uguali dimensioni.

Per prima cosa ho smontato le cose non “strutturali”, quindi faro, serbatoio, sella, carburatore, comandi al manubrio, regolatore, impianto elettrico, scarico, guaine varie poi sono passato al motore, tolto e riposto sul banco in attesa di una bella pulita e di un’altra valigetta da riempire insieme a qualche altro contenitore in plastica. Passando alla parte più sostanzionsa della moto quali, telaio, ruote e sospensioni ci si rende immediatamente conto da quanti pezzi e composta una moto, piastre di sterzo, cuscinetti del cannotto di sterzo, dadi cechi degli ammortizzatori posteriori, cavalletti con le sue molle, mozzi, freni, parastrappi, corona…ci sono tantissimi altri pezzi incastrati che il garage si riempie in un attimo e lo scaffale che avevo montato proprio per il restauro non basta già più. Smontando ogni singola vite ci si rende conto proprio di tutto, che i freni sono stati cambiati da poco ad esempio e che il telaio è stato verniciato a polveri, così come le ruote…spero di riuscire a togliere la vernice senza rovinare nulla visto che il tipo di vernice non è quello originale. Intanto nel tempo libero cerco il negozio online dove trovare tutta la bulloneria da sostituire senza impazzire a girare come una trottola per trovare un dado da una parte e le rondelle dall’altra, un pò di tempo impiegato a selezionare il giusto venditore e si risparmia in spese di spedizioni e tempo e non si rischia di comprare materiale sbagliato, in ducati hanno ben pensato di usare della bulloneria in diversi passi non proprio comuni, i dadi ciechi degli ammortizzatori ad esempio hanno un filetto M10x1 come anche i perni che bloccano le pedane in posizione, misura non proprio facile da trovare. Quindi smontare, osservare e appuntarsi tutto per non perdere tempo in un momento successivo.

Le viti che reggono i carters del motore hanno la particolare zigrinatura sulla testa che è praticamente impossibile da trovare, almeno io non sono riuscito a trovare nessun produttore che le faccia identiche e visto che mantenere l’originalità dei componenti è per me imperativo allora tutte le viti vanno catalogate e restaurate.

Mi ritrovo dopo poco che ho iniziato a smontare con un banco uno scaffale e la cantina piena di ricambi da restaurare, ora che sono stati quasi tutti catalogati devo solo decidere da che punto iniziare a restaurare, ma come inizio sceglierò qualcosa di semplice.

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