Nonostante sia nascosto in una posizione abbastanza riparata anche il regolatore di tensione, nel corso dei suoi 50 anni e più ha accumulato sporco e ossido, quindi anche lui, come ogni altro componente della moto andrà smontato, controllato, pulito e rimontato.
Il componente, fortunatamente non si presenta malissimo, prima dello smontaggio è stato testato e risulta perfettamente funzionante, mi limiterò ad una pulizia e riassemblaggio.
Per prima cosa apriamo il regolatore e ripuliamo ogni parte, per l’esterno ho usato un dremmel con una spugnetta abrasiva a grana fine, per non lasciare segni e non essere troppo aggressivo sulla superficie.
Una volta che la parte esterna è in condizioni accettabili sono passato all’interno, una bella soffiata con aria compressa ha eliminato molto dello sporco, fortunatamente era solo polvere e nulla di troppo resistente a venir via.
Per rendere l’interno veramente pulito ho poi usato un semplice prodotto per la pulizia dei freni spray, la sola pressione dello spray del pulitore ha eliminato praticamente tutto lo sporco e non c’è stato bisogno di usare null’altro, solo un’altra soffiata di aria compressa per eliminare le ultime tracce di pulitore freni, che, anche se è molto volatile, può sempre lasciare qualche residuo.
Sono molto soddisfatto del lavoro, lascio qualche foto per avere anche qualche vostro parere.
Il regolatore è stato poi montato e ha nuovamente superato il test.
Certo anche le ruote hanno bisogno di cure…in rapporto ad altri componenti poi queste risultano molto più impegnative, bisogna togliere i cuscinetti, smontare tutti i raggi, eliminare la vernice nera che li ricopre, lucidare i mozzi, far cromare i cerchi, rimontare i raggi e stringerli in modo da avere la ruota perfettamente allineata, un grosso lavoro insomma.
Ecco come si presentavano i cerchi, con qualche punto di ruggine e verniciati di nero a polveri.
Il primo passo, dopo smontati i raggi, sarà togliere la vernice, ho usato uno sverniciatore in gel, la vernice però non molla la presa e quindi sono state neccessarie più applicazioni, ogni applicazione rimaneva in posa circa 24 ore in modo da massimizzare l’effetto e poi, una volta che il gel è secco, usavo una spatola in plastica per eliminare tutta la vernice scollata dal metallo, dopo tre applicazioni ho raggiunto un risultato soddisfacente, sono poi passato ad una spazzola in plastica molto rigida per eliminare gli ultimi residui.
Mi raccomando fate delle foto prima di smontare i raggi in modo da avere dei punti di riferimento al rimontaggio.
I primi effetti dello sverniciatore, la vernice si scolla creando delle bolle e viene via come una pellicola melmosa, come potete vedere dai residui, la vernice eliminata non è poca. Il risultato finale sono i canali dei cerchi finalmente a nudo.
Dopo aver pulito i cerchi si passa ai mozzi che per la loro forma e materiale rendono l’operazione leggermente più complicata, non si possono usare utensili troppo aggressivi sull’alluminio per non graffiarlo e anche lo sverniciatore potrebbe creare delle macchie permanenti sul metallo.
Quindi procevo stendedo un pò di gel per togliere la vernice ma lasciandolo agire circa mezz’ora prima di ripulire, il piano sembra funzionare e la vernice nera lascia il posto al bellissimo alluminio sottostante.
Ecco come si presentano i mozzi durante le fasi della pulitura, fortunatamente lo sverniciatore non ha intaccato l’alluminio che ha ora bisogno solo di una bella lucidata.
Ripuliti i mozzi dalla vernice finalmente si può rivedere l’alluminio sotto in perfetta forma, sicuramente la vernice a polveri lo ha protetto per qualche anno alleviando gli effetti del passare del tempo.
Il prossimo step sarà la lucidatura delle parti in alluminio, userò una ruota in feltro montata sul trapano e del materiale lucidante, uno per la sgrossatura e l’altro per la finitura.
Dopo qualche ora di lavoro i mozzi sono tornati finalmente presentabili.
Finito di lucidare i mozzi e atteso che i canali dei cerchi tornassero dalla cromatura si può finalmente rimontare i cerchi, operazione che non ho mai fatto prima e che sinceramente mi mette un pò d’ansia ma le foto scattate prima e un’altro scrambler dal quale poter osservare i raggi mi fanno stare un pò più tranquillo e quindi procedo con il rimontaggio.
Per tendere i raggi mi affido ad un artigiano che effettua questa lavorazione da prima che io nascessi, non voglio correre il rischio di avere una moto che sbacchetta per via dei cerchi non perfettamente centrati.
Nella prima foto i raggi non erano ancora stati tesi ma rende benissimo l’idea del lungo lavoro che c’è stato dietro per poterli portare a questo livello di bellezza, mentre nelle altre due le ruote sono completamente restaurate, con anche i nuovi cuscinetti. Per me sono stupende.
Sembra quasi qualcosa di scontato e in un progetto di restauro la viteria viene spesso sostituita di sana pianta, magari con viteria in inox, senza stare troppo a pensarci, sinceramente non ne capisco il motivo, non capisco perchè se tutte le viti sono sopravvissute a cinquanta anni di avventure perchè abbandonarle in un cassetto qualunque, meritano sicuramente delle cure come tutto il resto della moto per tornare in forma come un tempo, anche le viti possono essere restaurate.
La prima cosa che ho fatto per togliergli tutti gli anni che avevano sulle spalle è stato lavarle ad ultrasuoni successivamente ho ripassato tutti i filetti con la filiera e dopo con un dremmel e delle spugnette abrasive ho cercato di pulire la testa di ogni vite, mi sono presto reso conto però che anche se le viti tornavano quasi perfette, non erano come nuove poichè ogni vite aveva ancora delle macchioline, anche se impercettibili ma che non le rendeva esattamente come nuove, non era quello che stavo cercando, io le volevo perfette.
Tutto il procedimento di restauro della bulloneria, prima pulizia, poi micropallinatura e poi zincatura, come potete vedere la viteria sembra esattamente come nuova.
Mi sono quindi affidato ad una azienda di lavorazioni meccaniche della zona che effettua lavorazioni di micropallinatura con sfere di vetro, il risultato dopo la pulizia è a dir poco eccellente, la micropallinatura ha il grande pregio che pulisce soltanto senza consumare il pezzo come invece fà la sabbiatura, questa ha anche un potere abrasivo che invece la micropallinatura non ha, anche se, in base al metallo da trattare si puo scegliere un diverso materiale, può essere vetro, ceramica o altro e addirittura per dare colore alla finitura si può usare vetro colorato che lascerà poi sulla superfice trattata una leggera tonalità del colore desiderato.
Quello che però mi interessava prima di tutto era di pulire e riportare il metallo a nudo senza segnarlo anzi lasciare i pezzi già perfetti per il trattamento successivo, ossia la zincatura, una volta zincata tutta la bulloneria è tornata praticamente meglio che nuova, perfetta! quasi mi è dispiaciuto rimontarla.
La prima cosa da fare è crearsi lo spazio, scaffalatura, banchi e altri posti sicuri dove stipare contenitori e pezzi grossi senza ammassarli, anzi proteggendoli da colpi e altri eventuali danni da contatto con altri pezzi, la moto smontata occupa più spazio di quanto ne immaginiate, quindi si inizia a smontare e riporre con cura ogni componente della moto, per essere sicuro di come era montata ogni cosa io l’ho prima fotografata creandomi una sorta di album per ogni pezzo da conservare sul mio nas, poichè sono sicuro che passerà un bel pò di tempo prima di rimontarlo e di sicuro le foto torneranno utili per rinfrescare la memoria e non fare errori.
Smontare l’intera moto senza perdere neanche un pezzo per molti può sembrare un’operazione semplice per altri invece è quasi una scienza esatta…bene non sò quale sia il giusto approccio al problema, io mi sono limitato a comprare le classiche “valigette portaminuteria” e contenitori di plastica di varie dimensioni possibilmente con un bel tappo che preservi nel giusto modo il contenuto, segno ogni cosa con un pennarello o con del nastro carta. Intanto che smonto prendo anche appunti su eventuali danni rilevati o promemoria vari, ad esempio se cambiare un dado mi appunto le misure, idem per le rondelle o più semplicemente pezzi mancanti, così con calma ho una lista di cose da cercare e comprare senza arrivare al momento del montaggio con i ricambi mancanti.
Un piccolo esempio di come io ho conservato e catalogato i pezzi più piccoli, di valigette ne avevo accumulate tre di uguali dimensioni.
Per prima cosa ho smontato le cose non “strutturali”, quindi faro, serbatoio, sella, carburatore, comandi al manubrio, regolatore, impianto elettrico, scarico, guaine varie poi sono passato al motore, tolto e riposto sul banco in attesa di una bella pulita e di un’altra valigetta da riempire insieme a qualche altro contenitore in plastica. Passando alla parte più sostanzionsa della moto quali, telaio, ruote e sospensioni ci si rende immediatamente conto da quanti pezzi e composta una moto, piastre di sterzo, cuscinetti del cannotto di sterzo, dadi cechi degli ammortizzatori posteriori, cavalletti con le sue molle, mozzi, freni, parastrappi, corona…ci sono tantissimi altri pezzi incastrati che il garage si riempie in un attimo e lo scaffale che avevo montato proprio per il restauro non basta già più. Smontando ogni singola vite ci si rende conto proprio di tutto, che i freni sono stati cambiati da poco ad esempio e che il telaio è stato verniciato a polveri, così come le ruote…spero di riuscire a togliere la vernice senza rovinare nulla visto che il tipo di vernice non è quello originale. Intanto nel tempo libero cerco il negozio online dove trovare tutta la bulloneria da sostituire senza impazzire a girare come una trottola per trovare un dado da una parte e le rondelle dall’altra, un pò di tempo impiegato a selezionare il giusto venditore e si risparmia in spese di spedizioni e tempo e non si rischia di comprare materiale sbagliato, in ducati hanno ben pensato di usare della bulloneria in diversi passi non proprio comuni, i dadi ciechi degli ammortizzatori ad esempio hanno un filetto M10x1 come anche i perni che bloccano le pedane in posizione, misura non proprio facile da trovare. Quindi smontare, osservare e appuntarsi tutto per non perdere tempo in un momento successivo.
Le viti che reggono i carters del motore hanno la particolare zigrinatura sulla testa che è praticamente impossibile da trovare, almeno io non sono riuscito a trovare nessun produttore che le faccia identiche e visto che mantenere l’originalità dei componenti è per me imperativo allora tutte le viti vanno catalogate e restaurate.
Mi ritrovo dopo poco che ho iniziato a smontare con un banco uno scaffale e la cantina piena di ricambi da restaurare, ora che sono stati quasi tutti catalogati devo solo decidere da che punto iniziare a restaurare, ma come inizio sceglierò qualcosa di semplice.
Capito il modello ora si inizia ad entrare nel vivo del restauro creando, almeno io ho fatto così, una lista di tutte le cose che mancano, tranquilli poi ne mancheranno di più e la lista si allunga, ma è importante iniziare a capire cosa manca e dove cercare i ricambi non presenti ma anche capire cosa non fà al caso nostro che invece si può rivendere aiutando così a finanziare tutta l’operazione. Rispetto quindi al classico modello di Scrambler 250 1^ Serie mi ritrovo con un 250 mod. America…è un pò diversa la questione e un pò diversi sono anche i ricambi che devono essere montati, la lista nella mia mente stà già occupando qualche rigo in più del previsto, non ero pronto a questo ma ormai ci siamo e bisogna continuare andare convinti verso un restauro completo e il più possibile fedele alle condizioni originali della moto.
Con in bella vista in garage di una copia della locandina dell’epoca e qualche altra foto tratta da internet o da libri specialistici inizio a controllare dalla parte anteriore e piano piano proseguo cercando di segnarmi tutti quei componenti da sostituire perchè sbagliati e che sembrano più difficili da reperire, iniziamo dal faro ne è stato montato uno normale, dei modelli successivi senza il foro che ospita lo strumento, quindi calotta faro e anche conta Mph Ducati da reperire, accelleratore, era stato montato un Tommaselli Daytona al posto del suo Superpratic B. Scendiamo verso il motore, al posto di quell’orribile filtro a cono và un bel filtro aria Dellorto mod. F20/6 con curva di raccordo da avvitare ad un Dellorto SS1 27D manca anche lui, l’attuale proprietario mi ha confessato che lo aveva cambiato con un VHB26BD poichè l’SS, a detta sua, è troppo complicato da mettere ben a punto, questa sarà solo la prima di tante batoste sul bilancio del restauro, quel carburatore si trova a cifre folli, online si trovano a più di 1000€ per un esemplare usato in ottime condizioni, sarà difficile recuperarne uno in buone condizioni e che non mi mandi subito in rosso, ma continuiamo, manca il clacson con la sua staffa di sostegno, anche le due borsine porta oggetti laterali mancano all’appello o comunque quelle presenti tra i ricambi sono parecchio rovinate e non mi sembra il caso di montarle…sono arrivato appena a metà moto, non ho ispezionato nulla e la lista sembra non voler smettere di crescere, il portafogli trema.
Una delle prime foto inviatemi dal venditore durante la trattativa, come si può notare sono molti i dettagli dove sono state messe le mani in malo modo, addirittura il comando per l’avviamento a freddo sulla piastra di sterzo, per non parale della vernice a polvere su cerchi, mozzi e telaio, addirittura i carter laterali del motore erano stati pallinati perchè ” fanno racing ” .
Il tappo del serbatoio è stato sostituito con uno a sgancio rapido, sicuramente voleva essere un classico tappo da Cafè Racer ma in realtà è solo una replica fatta male. Sella che è solo da rifoderare l’interno è stato da poco rifatto e controllando le due scatole di ricambi a corredo della moto sembra che non manchi più nulla, in pratica sembra che la moto abbia “subito” un restauro seguendo i gusti del proprietario senza minimamente considerare come la moto è stata concepita in passato e la storia che si porta dietro.
La mia idea di restauro per questa moto è riportarla totalmente a nuovo come quando nel Luglio del 1968 ha varcato i cancelli dello stabilimento Ducati, inizialmente ero intenzionato ad un restauro meno invasivo che portasse la moto ad essere affidabile, bella e sfruttabile ma ora che realizzo di avere in garage un modello meno comune cercherò di renderle giustizia e quindi via tutte le parti usurate che sono da sostituire e revisionare tutto il revisionabile per portare ogni cosa nelle migliori condizioni possibili di efficienza e funzionamento, revisionare tutto ovviamente comprende anche il motore, considerando il resto della moto non deve essere stato curato proprio nel migliore dei modi, controllando la candela si percepisce che brucia un pò di olio che per come la vedo io vorrà dire motore totalmente da revisionare, ecco che la lista cresce a dismisura considerando tutti i componenti soggetti ad usura incastrati lì dentro ci sarà da impazzire ad individuare i giusti ricambi, volendo essere ottimisti per rimetterlo a nuovo saranno da sostituire sicuramente tutti i cuscinetti, sicuramente tutte le guarnizioni e le varie minuterie che necessitano in una revisione al motore e visto che a detta del proprietario era stato rifatto da poco, spero di non dover cambiare anche biella e pistone insomma nient’altro che vada ad allungare la lista oltre, non mi faccio illusioni poichè finche il motore non verrà aperto non posso avere certezze di nulla. Avete capito ora perchè bisogna armarsi di pazienza e polsi fermi per portare avanti un restauro con calma e costanza senza arenarsi al primo ostacolo? non è facile, molti ricambi saranno difficili da reperire, soprattutto se si è in cerca di materiale originale dell’epoca e non delle riproduzioni e fidatevi che in una moto di ricambi ce ne sono tantissimi.
Con molta pazienza inizia la ricerca delle parti, soprattutto online, purtroppo mercatini e mostre scambio sono sospese per via della pandemia e internet è l’unico mezzo a mia disposizione per arrivare a scovare ovunque il ricambio che fà per la mia moto. Siti di annunci e siti di vendita online saranno campo di battaglia per lunghe notti di ricerche che fortunatamente spesso danno i loro frutti, addirittura riesco a reperire un portatarga completo di luce stop originale CEV per il modello America direttamente negli USA, non sarà sfruttabile in Italia ma è un pezzo che desidero avere lo comprerò insieme al carterino della coppia conica, sarà un mese di continuo monitoraggio del codice track prima di vedermi recapitare il bottino sano e salvo direttamente da Wichita in Kansas e poter iniziare a mettere sullo scaffale che ho appena montato il primo di una serie di ricambi che andranno poi totalmente restaurati a loro volta. Cercando, spesso ci si imbatte in persone che accumulano ricambi da decenni come accumulatori seriali “selettivi”, accumulo si ma solo ricambi Ducati d’epoca dice al telefono quello che conoscerò tra qualche giorno, sembra quasi una categoria da rinchiudere e invece fortuna che esistono, grazie ad uno di questi infatti è così che a Luglio del 2020 mi ritrovo nel garage di un docente dell’Università di Salerno che negli anni ha conservato qualcosa come venti moto, tutte Ducati, tutte degli anni cinquanta e sessanta e tutte perfettamente restaurate e funzionanti, rimango incantato dai Ducati 350 Desmo e dalla Elite per non parlare poi del Ducati 175 Turismo, detto anche “piccolo Apollo”, mai visto fino a quel momento, veramente particolare. Fortunatamente in quel garage ci sono anche scaffali di ricambi dai quali poter attingere per portare avanti il mio restauro, purtroppo non saranno molte le cose compatibli e uscirò da lì solo con una calotta faro adatta al mio modello che non è proprio facilissima da recuperare e un tappo serbatoio, possiamo ritenerci soddisfatti anche questa volta. Anche in vacanza porterò con me la voglia di ricerca e dopo ore e ore passate ad esplorare i siti di annunci durante le giornate in spiaggia riesco a scovare un conta Mph nuovo, ancora a zero costruito, stando alla “timbratura” sul corpo dello strumento, proprio nel 1968, gran bel colpo di fortuna, me lo vedrò recapitare anche lui dopo qualche giorno e troverà posto sullo scaffale insieme alle altre parti ritrovate in giro.
Ecco in tutto il suo splendore un carburatore Dellorto SS1 27 D in buone condizioni mentre a destra il comando acceleratore appena ripulito e controllato, il suo Superpratic B.
Fortunatamente non esistono solo i siti di annunci ma anche i negozi specializzati e gli amici…o amici di amici come nel caso del carburatore, messo in vendita in un gruppo social, fortunatamente tramite un amico sono arrivato prima di tutti e quel bellissimo Dellorto SS1 27D dopo pochi giorni era già sul mio banco per una pulita e appuntarmi tutte le parti da sostituire per renderlo efficiente, si proprio così…le liste inizeranno ad essere sempre di più mano a mano che si revisionano i componenti, infatti quelli più complessi andranno revisionati a loro volta, non basterà una pulita ed è per questo che ognuno di questi componenti avrà una piccola lista dedicata a cui seguirà una ricerca di ricambi per poterli rimettere in ordine, il carburatore Dellorto non fà eccezione, anzi la ricerca dei ricambi si rivelerà abbastanza difficoltosa.
Come componenti a vista sembra che non ne manchino molti, sulla mia lista non ci sono i segni di spunta alla voce clacson, in realtà nei ricambi ne è presente uno totalmente nero ma non è il modello giusto e manca all’appello il filtro aria Dellorto F20/6 con il suo raccordo, durante la fase di ricerca ci si rende anche conto dei costi di alcuni ricambi e di quanto questi siano difficili da reperire, spesso si pensa ad un pezzo che compone la nostra moto e lo si dà quasi per scontato e di normale commercializzazione ma purtroppo nelle moto d’epoca spesso questo ragiornamento non trova luogo, è infatti il raccordo del filtro aria, una curva a circa 70° che collega il carburatore al filtro, che sembra banale e quasi sottovalutata nella sua funzione ma in realtà svolge un ruolo essenziale nel funzionamento ma anche nell’estetica della moto, sorregge il filtro aria davanti alla borsetta laterale destra rendendo quel filtro inclinato un tratto distintivo della moto, bene a distanza di circa tredici mesi da quando ho iniziato lo smontaggio della moto sono ancora alla disperata ricerca di un raccordo originale, ad oggi dovrebbe essere l’ultimo tassello mancante infatti il filtro a paglietta è stato trovato ancora nuovo, un avanzo di magazzino mi ha riferito il venditore e riposa ben protetto sullo scaffale in attesa di essere montato, purtroppo non è la stessa sorte del clacson che anche lui manca all’appello, fortunatamente non è essenziale al montaggio della moto e posso prendermela un pochino comoda, prima o poi anche lui farà bella mostra di sè al suo posto facendo sentire la sua presenza.
Per arrivare ad avere quasi tutti i ricambi più grossi è passato un bel pò di tempo e a distanza di diciotto mesi ne mancano ancora per poter completare la lista, pensare di montare la moto invece è ancora solo un’idea parecchio lontana, ci sono una miriade di lavorazioni prima che questo possa avvenire.
Un prima durante e dopo il restauro del portatarga originale America, come si presentava appena arrivato dal Kansas, subito dopo essere stato pulito mediante micropallinatura con microsfere di vetro e a sinistra come è diventato una volta trattato con fondo e vernice, anche la gemma è stata pulita con della pasta abrasiva finissima per poter togliere lo strato più esterno, quello che più ha subito i danni del tempo, una volta trattata è tornata del rosso acceso che aveva in origine.
Come potete vedere tutti i ricambi prima di poter essere montati andranno smontati, effettuate le varie lavorazioni e trattamenti per poi poterli riportare a nuovo e solo successivamente rimontati sulla moto, questo sarà il lavoro vero che assorbirà ore in garage, pomeriggi in giro per artigiani e ovviamente, denaro, l’impotante è che il risultato finale soddisfi le nostre aspettative, nel caso del portatarga direi che ci sono riuscito, ad essere sincero non da solo.
L’idea era quella di affiancare al mio Scrambler 450 del 1970 un’altro Scrambler, più fruibile e meno impegnativo nella guida e soprattutto nell’operazione di messa in moto che per le cilindrate più grosse non è proprio un’operazione da sottovalutare, insomma è una procedura che và capita prima di essere effettuata altrimenti lo Scrambler, con il suo modo di fare un pò sgorbutico, farà in modo da segnare quel momento nella nostra mente, ed anche nel fisico, in maniera indelebile.
Uno Scrambler 250 poteva quindi essere la soluzione giusta soprattutto in previsione di qualche bel giro con la mia compagna, ognuno sulla sua moto. Mi metto alla ricerca di uno Scrambler 250, preferisco un prima serie, la vedo più autentica. Cerco una moto da rimettere totalmente a nuovo, la voglio come uscita da Borgo Panigale o anche meglio, il mio bel conservato del ’70 è già in garage quindi ora voglio qualcosa su cui mettere le mani e vederla rinascere giorno dopo giorno. In rete si trovano moto in ogni condizione, piene di ruggine con componenti mancanti a prezzi troppo alti considerando i lavori da sostenere per il ripristino e altre moto vissute con prezzi in linea con il mercato, io cerco una moto il più completa possibile, poco pasticciata non troppo lontana e ad un prezzo che mi lasciasse un pò di margine prima di arrivare al suo valore di mercato, anche se si sà, quando si restaura completamente una moto si và sempre oltre il suo prezzo di mercato, vabbè che tanto dopo tanto lavoro non verrà certo rivenduta. Mi imbatto in qualche fregatura, moto che non esistevano e fantomatici venditori, altra moto ritargata negli anni 90 e altre moto non proprio in ordine a livello di documentazione, ho investito in qualche visura tramite il sito dell’Aci che mi ha evitato grattacapi. Finalmente trovo uno Scrambler un pò pasticciato, serbatoio sverniciato lasciando l’acciaio a vista, sella rivestita in pelle scamosciata, uno scarico inguardabile e strumentazione sostituita con contagiri e contakm di un’auto epoca, maledetta voglia di cafè racer improvvisate…poco male mi dico, i componenti originali ci sono quasi tutti e non c’è nessuna modifica irreversbile, il prezzo richiesto è in linea con le condizioni del mezzo, c’è da verificare la documentazione.
Iniziano i miei controlli di routine per accertarmi che la moto ma soprattutto il suo proprietario, non mi nasconda nulla, dopo qualche controllo tramite il numero di targa che il proprietario mi aveva fornito decido che quella poteva essere una buona scelta è un prima serie come volevo. Siamo ad Aprile 2020 in pieno lockdown dovuto al Covid-19 e non posso andare a prendere la moto immediatamente, mi toccherà bloccare la moto con una caparra e aspettare che a Giugno ci sia un minimo di riapertura per poter uscire fuori Regione, la moto si trova in Toscana, partenza all’alba e si và a prendere il nuovo acquisto, la trovo in compagnia di una Jeep Willys in un garage con una vista spettacolare su Montecatini Terme, un minimo di trattativa e si carica la moto destinazione agenzia di pratiche auto per formalizzare la vendita, con delle fotocopie del libretto completo della moto finalmente in mano e grazie ad un amico molto esperto del modello di moto in questione durante il viaggio di ritorno ci rendiamo conto che si tratta di uno dei primissimi modelli prodotti, d’altra parte è del 1968 e stando alle informazioni trovate in rete e su libri specializzati, in quell’anno ne vennero prodotte solo 997 di Scrambler 250 ed erano tutte destinate oltre oceano, importate negli Stati Uniti dalla Berliner Motor Corporation, vuoi vedere che mi sono beccato un mod. America senza neanche rendermene conto? senza darci troppo peso ho tralasciato questo piccolo dettaglio, tanto ero già felicissimo dell’acquisto, non servivano altre buone notizie per accentuare il sorriso che già avevo stampato in viso, erano mesi che cercavo la moto, per me la ricerca è finalmente conclusa.
Quantità di Ducati Scrambler prodotti nei vari modelli e anni.
Nei giorni immediatamente successivi iniziano a presentarsi i primi dubbi, ho un’altro Scrambler in garage e il confronto su alcuni dettagli salta immediatamente all’occhio, oltre a particolari che avevo già notato nelle foto inviatemi come i parafanghi con profilo a 90° e non tondi come gli altri Scrambler noto che il percorso dei cavi che escono dallo statore è diverso come è diverso il serbatorio rispetto al mio 450 del 1970 preso come riferimento, inizia così una ricerca sfrenata di foto del modello America e pubblicazioni che ne parlino in maniera più approfondita mettendo in risalto i dettagli che la contraddistinguono, ma anche interpellando persone molto autorevoli ed esperte in moto storiche di Borgo Panigale, vengo rassicurato confermando i dubbi che avevo, si tratta di un Mod. America, uno dei pochi rimasti in Italia probabilmente per accontentare qualche compratore italiano che stava aspettando un pò troppo la sua moto, motivo per il quale ne furono distribuite alcune anche in casa nostra, purtroppo è impossibile sapere il numero di esemplari rimasti in Italia con certezza, ma considerando le informazioni di altri restauri reperite in rete non credo siano molte.
Ottimo mi dico, conoscevo poco il mod. America fino a quel momento, vorrà dire che ci saranno tante ricerche da fare per essere sicuro di ripristinare la moto nel modo giusto senza commettere errori che potrebbero pregiudicare il valore storico e poi farla rinascere così com’era è sicuramente una grande soddisfazione personale. Insomma quello che doveva essere un restauro abbastanza semplice si stava leggermente complicando.
In questa foto notiamo che nel mod. del 1968 denominato “America” ci sono molti dettagli che lo rendono diverso dai modelli successivi, il carburatore, un Dell’Orto SS1 27D per il 250 e SS1 29D per il 350 con filtro a paglietta dell’Orto F20/6 ma la cosa che più si nota è la cromatura a “coda di rondine” sul serbatoio color Amaranto Metalizzato (Duc A30), sono solo due segni distintivi di questo modello.
Osservando bene la moto noto altri particolari distintivi, la piastra di sterzo superiore non presenta i fori per sorreggere la strumentazione poiche questa è composta solo dal conta mph che è ospitato direttamente nel faro e non nel portacruscotto ( si miglia, ho scritto bene anche se molte moto avevano lo strumento in kmh ) sulla mia moto avevano fatto delle modifiche con dei supporti in alluminio orribili per sorreggere due strumenti di una qualche auto inglese anni ’80, la piastra inferiore è anche lei diversa, il tampone di fine corsa stringe anche lo stello nella piastra mentre nei modelli successivi c’è una vite che svolge solo quella funzione, le pedane passeggero hanno l’inserto in metallo zincato che tiene la gomma in posizione mentre i successivi modelli avranno la pedana totalmente in gomma, il modello di carburatore negli Scrambler del 1968 è un Dellorto SS1 27D e SS1 29D per il 350, nel caso siate in procinto di aquistare il mod. America assicuratevi che sia presente il giusto carburatore, un SS1 in buono stato vale cifre folli e non sempre si trovano i ricambi per revisionarlo.
Locandina Originale dell’epoca recuperata direttamente negli Stati Uniti e custodita come una reliquia. Notate che nella parte bassa veniva specificata la conessionaria semplicemente apponendo il timbro della stessa ma soprattutto come era evidenziato l’importatore delle Ducati negli States
Altre differenze, il percorso dei cavi che escono dallo statore è esterno e sono obbligati a passare in una sorta di “forchetta” che ne vincola il movimento mentre risalgono verso il regolatore a vista e non nascosti dal telaio, il perno motore lungo superiore ( quello sotto il clacson per intenderci ) è più sottile di quello inferiore, è più sottile perchè proprio il foro sulla piastra è di dimensioni diverse, i parafanghi hanno il profilo a 90° e non tondi, sono anche verniciati con colori diversi rispetto al serbatoio, potevano essere grigi ( grigio perla met. cod. Duc A18) oppure bianchi ( cod. Duc A8 ) , fortunatamente ho anche le foto fatte all’epoca alla mia moto a confermarmi il colore dei parafanghi, mentre i sostegni del faro sono sempre grigio perla metalizzato per il 1968 e il telaio sempre nero brillante ( Duc A10 ). Il serbatorio è di un bellissimo color Amaranto metalizzato ( cod. Duc A30 ), ovviamente il colore del mio serbatoio è venuto fuori pulendo e controllando con attenzione, infatti in un angolino nella parta bassa è nascosto un pezzo di vernicie Amaranto sopravvissuta alle tante mani di colore date negli anni cercando di svecchiare la moto seguendo la moda del momento. Il serbatoio ha il tappo leggermente più alto rispetto agli altri e gli attacchi anteriori che servono a vincolarlo al telaio sono asolati e non semplici fori .
Nella prima foto di tutti gli strati di colore dati sui parafanghi, si nota come negli anni si sia cercato di “aggiornare” l’estetica della moto cambiandone il colore, anche il serbatoio ha subito gli stessi trattamenti anche se con qualche strato in meno di vernice.
Bene a quanto pare non ci sono dubbi sul modello di moto portata a casa, ora sarà importante ripercorrere al contrario la sua storia per farla tornare nelle condizioni in cui era in principio eliminando definitivamente le voglie e i capricci a cui la povera motina non ha potuto dire di no pur di far felice il centauro che portava a spasso in quel momento, sacrifici per più di 50 anni, è arrivato il momento che qualcuno si prenda realmente cura di lei, mi sembra il minimo.
La cosa da preferire prima di iniziare a restaurare una moto è avere la moto, sembra scontato certo, ma trovare un Ducati Scrambler completo o quasi con i documenti in ordine al giusto prezzo non è semplice come si è portati a pensare.
I primi Scrambler sono usciti dalla linea di produzione all’incirca nel 1968, è passato un bel pò di tempo, tempo che è servito non solo a creare il mito della moto simbolo degli anni 70 ma anche a far sì che decine di centauri armeggiassero in riparazioni di fortuna, di manutenzioni lasciate al caso o a strane e fantasiose personalizzazioni che spesso hanno portato allo smarrimento di componenti ora poco diffusi o di notevole costo d’acquisto proprio perchè rari da trovare originali e non replica.
Non solo, come se non bastassero le moto corredate di componenti non nate per quello specifico modello o di particolari mancanti ci si è messa anche la stessa Ducati che per i modelli di quegli anni non è che abbia seguito proprio alla lettera i cataloghi dell’epoca e per lo Scrambler non ha fatto certo eccezioni, spesso infatti assemblava moto seguendo specifiche richieste del cliente, oppure non riuscendo a soddisfare la richiesta delle concessionarie assemblava moto grazie ai ricambi presenti in magazzino e visto che lo Scrambler nelle tre cilindrate in cui è stato prodotto condivide praticamente il 95% dei componenti, ci si trova spesso con moto Frankenstein ma che sono uscite così direttamente da Borgo Panigale. Purtroppo inviare una mail direttamente in Ducati con i dati della moto come il numero di telaio o motore con lo scopo di avere delle ulteriori informazioni serve a nulla poichè gli archivi storici vennero distrutti in un incendio, qualcuno dice che venne appiccato di proposito per abbassare il valore di mercato della casa motocisclistica che da lì a poco venne acquistata dai fratelli Castiglioni, siamo nel 1985.
Quando ci si mette in cerca di una moto qualsiasi la cosa più importante è, a mio avviso, studiarsi bene il modello specifico al quale si stà puntando, cercare di conoscerne i dettagli e non parlo del semplice colore ma di quei particolari che, spesso erroneamente, passano in secondo piano o saltano all’attenzione tardi magari durante il restauro stesso, che carburatore montava quel modello? in quell’anno/mese che numero motore all’incirca dovrebbe avere? è per caso stato sostituito? ( diffidate dai maghi che sparano giorni a caso in cui quel numero motore è stato costruito, non esiste nessun documento o registro che riporti quei dati, esistono appassionati che hanno visto molti Scrambler e armati di pazienza hanno effettuato una sorta di censimento dei numeri motore/immatricolazione ), appena vi sentite preparati a riconoscere un falso iniziate a scandagliare la rete, attivate ricerche con notifica sui maggiori siti di annunci, di compravendita di moto, controllate le riviste di annunci locali, parlate con amici e amanti delle moto d’epoca, fate un giro dal meccanico di moto amico e chiedete, fate un giro nei club di moto storiche della zona, in molte agenzie di pratiche auto lavora personale appassionato al mondo dei mezzi d’epoca, tentar non nuoce, sarà come pescare a strascico, verranno fuori moto in ogni condizione immaginabile, dal cumulo di ruggine a quella appena restaurata a nuovo a cifre folli, fatevi un’idea guardando gli annunci, datevi un budget tenendo presente i costi di rispristino, spese burocratiche ma anche di trasporto e cercate di non allontanarvi da quello, ci vorrà del tempo sarete tentati di prendere la prima trovata anche se non soddisfa pienamente le vostre aspettative, non fatelo o almeno evitatelo, il restauro mette a dura prova nervi e portafogli, fare sacrifici per una moto che non vi soddisfa pienamente potrebbe rivelarsi una sfida alla quale non siete preparati, un’esempio sono gli annunci di vendita di “moto in cassetta”, garage pieni di componenti accatastati in vendita a pochi soldi pur di disfarsene cercando di perderci il meno possibile, quindi armatevi di pazienza e cercate la vostra moto è lì da qualche parte che aspetta solo di essere scovata.
Passerà del tempo ma appena trovate una moto che soddisfa i vostri criteri controllare i documenti, se la moto è lontana, fatevi inviare quante più foto e informazioni possibili, foto dei documenti, del numero di telaio, della targa della moto da varie angolazioni e da lì iniziare a verificare tutto il verificabile, visure tramite il sito dell’ACI o un’agenzia di pratiche auto, cercate di ricostruire la storia della moto, osservatela per bene, prendetevi il tempo necessario, capisco che la voglia di portare nel vostro garage uno Scrambler è tanta perchè siete in cerca magari da mesi e appena si trova il mezzo in ordine di documenti si è tentati di fare l’acquisto immediatamente, bene anzi no, male! osservate bene la moto, dettaglio per dettaglio pezzo per pezzo aiutatevi cercando delle locandine dell’epoca, manuali d’epoca e foto, questo perchè un paio di dettagli non conformi al modello potrebbero costarvi parecchi soldi qual’ora vorreste portare la moto alla piena autenticità, si perchè molti ricambi stanno raggiungendo cifre folli e ricomprarli, ammesso che riusciate a trovarli, implica investimenti non proprio irrisori. Siate pronti a non andare a segno alla prima moto visionata, non arrendetevi e continuate le ricerche, non è così che si fà esperienza? ecco vivetela così, non dedicategli tutto il vostro tempo non deve essere un impegno faticoso, cercare la moto, verificare le informazioni e infine visionare il mezzo deve essere come quando fate un viaggio in auto, noterete il paesaggio ricorderete quello scorcio suggestivo, stavate soltando andando dal punto A ad un punto B eppure ora avete la testa piena di tantissime informazioni in più che prima di partire non avevate messo in conto di “assorbire”, ecco l’esperienza è anche questo.
Non meno importante e certamente da non sottovalutare è che una moto con più di 50 anni ha molto probabilmente avuto parecchi proprietari, magari passata di padre in figlio senza effettuare passaggio di proprietà o ad amici, rubate e rimesse in circolazione “riciclando i documenti di un amico” o purtroppo molto spesso, proprio perchè all’epoca le cose venivano fatte un pò più alla leggera, ci si ritrova che la moto è di proprietà del genitore defunto della persona che abbiamo di fronte, problema sicuramente risolvibile mediante qualche scartoffia certo, ma non sempre tutti gli eredi sono disposti a disfarsi di un ricordo di famiglia e le cose iniziano a complicarsi, insomma che il tanto tempo trascorso abbia influito in un modo o nell’altro sulle condizioni del mezzo sembra abbastanza chiaro.
Diffidate dagli affari imperdibili, lo Scrambler è una moto molto ricercata e i prezzi di conseguenza vanno sempre più alzandosi, diffidate quindi dell’annuncio online a prezzo stracciato, lo Scrambler non ve lo regala nessuno, quindici anni fà forse si ma ora tutti conoscono il valore della moto che conservano in box, certo se la moto dell’annuncio è vicino casa ( ammesso che l’annuncio sia reale ) un salto a vederla è d’obbligo, il problema è che molto spesso quando al telefono si dice ” la moto mi interessa dammi l’indirizzo che frà mezz’ora sono lì” non si capisce per quale strano motivo chi ha inserito l’annuncio non è mai disponibile, se vi forniscono un indirizzo verificatelo prima, per esperienza vi dico che a me è successo di trovare il famoso annuncio da non lasciarsi scappare, chiamo mi risponde un “signore” che dalla voce pare avere circa cinquanta anni, tono pacato, disponibile a dare informazioni, mi fà sentire la moto accesa, mi dà un indirizzo e mi chiede una caparra per bloccare la moto, a quel prezzo è plausibile che siano in molti interessati all’acquisto. Non contento accendo il pc, google maps cerco l’indirizzo che mi ha fornito, cerco i numeri di telefono dei vicini, chiamo e riesco a parlare con la signora che abita dall’altro lato della strada…amara sorpresa, al civico dell’annuncio non abita nessun uomo, ma una signora che ha perso il marito da venti anni, insisto e la signora al telefono, gentilissima, mi racconta la storia di tutto il vicinato, era ormai chiaro, chi ha publicato quell’annuncio aveva come solo scopo quello di fregare qualche caparra e sparire, non fidatevi di nessuno quindi, al primo contatto telefonico fate parlare l’interlocutore, fatelo andare a ruota libera, memorizzate tutte le informazioni che vi stà dicendo segnate tutto e verificatele una per una, chiamate i vicini di casa, il bar che è lì a pochi passi o googlate la mail che vi ha fornito, il numero di cellulare, chiamate in casa sul numero fisso e fatevi passare chi ha messo l’annuncio e se è disponibile “scusami avevo dimenticato di chiederti una cosa” è anche un modo per far capire che dall’altra parte non c’è proprio uno sprovveduto, non fidatevi di nessuno, con il denaro di mezzo nessuno è Vostro amico.
Grazie ad una ricerca dei precedenti proprietari e un bel colpo di fortuna sono riuscito ad avere delle informazioni riguardanti la moto che ho poi acquistato nel 2020, questa è una sua foto che risale al 1972, osservandola bene si notano molti dettagli “diversi” dai classici Scrambler.